Onora la madre si interroga sul ruolo che hanno avuto le donne all'interno della ‘ndrangheta, perché il tema della presenza femminile all'interno di particolari contesti mafiosi è sempre stato sottovalutato mentre oggi è tornato lentamente alla ribalta. Il cortometraggio indaga il multiforme e contraddittorio universo femminile della 'ndrangheta calabrese. Partendo da verbali, documenti, tradizioni, rituali, testimonianze, parole e atti giudiziari, il cortometraggio, dedicato a questo fenomeno, spiega la 'ndrangheta partendo dalle storie e dalle figure di donne che, inevitabilmente, popolano e servono le 'ndrine calabresi. Si parte da un sillogismo piuttosto illuminante: la famiglia è l'elemento fondante della 'ndrangheta, la donna è un elemento fondante della famiglia, la donna è un elemento fondante della 'ndrangheta. Analizzando fino alle radici i reali meccanismi dell'universo 'ndranghetista ci si rende conto del ruolo concreto delle donne, molto spesso rilevantissimo anche se destinato a non essere mai formalmente riconosciuto dall'organizzazione stessa.
Usuraie, spacciatrici, postine, cassiere, vendicatrici, istigatrici, strateghe. I ruoli incarnati dalle donne di 'ndrangheta oggi sono tanti. Ma prima di tutto le "fimmine" sono mogli, madri, sorelle, figlie, nonne. Questo significa che a loro è delegato il ruolo di procreatrici e di educatrici. Sono le madri, solitamente divenute tali da giovanissime, a dover inculcare ai loro figli i principi essenziali della vita di 'ndrangheta. Sono le madri a tramandare una logica fatta di gerarchie, di rispetto, di violenza, di sangue da onorare e vendicare, se necessario. Insegnano tutto ciò che è stato insegnato loro, ammaestrano i figli secondo principi che reputano sacri nutrendo e saldando quei legami che sono alla base della stessa esistenza della 'ndrangheta. Legami di sangue che fanno la forza dell'organizzazione mafiosa più potente del mondo, legami che si spezzano solo con la morte e che rappresentano il collante più potente che si possa immaginare. Le donne sono ombre. Non devono mostrarsi, non devono parlare, non devono attirare l'attenzione. Non serve che vengano affiliate secondo i classici rituali di mafia perché come madri, mogli, figlie, sorelle di uomini d'onore fanno già parte integrante dell'organizzazione. 
Le donne si sono dimostrate spesso molto più spietate, scaltre e in gamba degli uomini nella conduzione di attività illecite. Molte mogli, quindi, si sono trovate così a gestire un potere che è arrivato tra le loro mani solo dopo l'arresto o la latitanza dei propri mariti nella cui ombra, comunque, continuano a muoversi ed operare. Il potere che le donne di 'ndrangheta hanno, quindi, è molto più radicale e rivoluzionario di quanto esse stesse probabilmente immaginano. Sanno, vedono, ascoltano, vivono la 'ndrangheta sulla loro stessa carne.

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