La stesura teatrale prende vita da riadattamenti di varie opere letterarie sull’argomento, da un’approfondita ricerca documentaria e da una selezione delle fonti storiche riguardanti il genocidio degli ebrei. Le vicende avvenute nei campi di concentramento derivano da dirette testimonianze di sopravvissute, il taglio sarà quindi, contrariamente al solito, al femminile, e proprio per questo muove i suoi passi sulla scena un coro prettamente di donne dove l’uomo è sempre carnefice, mai vittima. Due i testi principali presi in esame: Il fumo di Birkenau di Liana Millu, scritto a ridosso dell’esperienza concentrazionaria, che racconta sei storie di sei donne tragicamente scomparse nel lager di Birkenau; e Il silenzio dei vivi di Elisa Springer, scritto ad oltre cinquanta anni dalla liberazione. L’allestimento dello spettacolo è pertanto di tipo coreutico; coreografie (la morte rappresentata sulle punte, il bordello del campo maschile con il tangoo), canti popolari della tradizione ebraica, come lo SHAMA ISDRAEL, legati a testi lirici altrettanto evocativi con unico comun denominatore il teatro – danza. Il Teatro di parola è presente nel recupero di una dimensione primordiale del rapporto tra gesto e azione e tra gesto e parola. Il teatrodanza, perciò, è una forma di danza spesso allegorica, che fa uso di simboli, fortemente animata dalla fusione tra teatro e arti figurative, e dove l'elemento narrativo è trattato in modo particolare. Lo spettacolo è costruito con una regia ritmica fortemente iconografica e immaginifica.

 
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